Se a prevalere sono i doveri e non i diritti

da Il Manifesto del 17 dicembre

Se la stella polare di questo governo continuerà a essere la paura, difficilmente avrà lunga vita. È la paura però che sembra continuare a determinare le scelte, o meglio le non scelte, in tema di diritti e immigrazione.

Il dibattito sulla riforma della cittadinanza, ad esempio, è ancora ingabbiato dentro formule poco utili se non addirittura controproducenti.

Non si tratta di sostituire allo Ius Soli lo Ius Cuturae, apparentemente più rassicurante. Qualunque sia la formula, la destra xenofoba, che su quest’argomento gioca in attacco, spesso senza avversari, non rinuncerà a fare la sua propaganda.

Sarebbe opportuno guardare alla sostanza della proposta e alle sue implicazioni concrete oltre che a quelle culturali e politiche.

La proposta denominata “Ius Culturae” quale strada indica? Il minorenne straniero, nato o cresciuto in Italia, può chiedere (i suoi genitori possono chiedere) di diventare italiano se, questa sembrerebbe essere la proposta, ha frequentato (qualcuno addirittura dice con successo) un corso di studi. Fino a 16 anni in Italia la scuola è obbligatoria e rappresenta, secondo la nostra Costituzione, un diritto garantito a tutti dalla Repubblica, senza distinzione.
Un minorenne che non frequenta la scuola può essere addirittura sottratto alla potestà dei genitori.

Trasformare un diritto, quello allo studio, in una condizione per l’accesso alla cittadinanza, significa ribaltare i presupposti della nostra democrazia: è la Repubblica che garantisce le condizioni per il diritto allo studio e non il minorenne o la sua famiglia che lo fanno per poter ottenere la cittadinanza.

Se i partiti, i sostenitori di questa formula, vogliono introdurre un ostacolo, alzare l’asticella per l’accesso alla cittadinanza, indichino, come già avviene per la naturalizzazione, un numero di anni di presenza, e non un corso di studi. Hai meno di 12 anni, sei nato o arrivato in Italia? Per diventare italiano devi essere presente nel Paese da 5 anni. Nessun minorenne straniero può eludere l’obbligo scolastico. Quindi se un bambino o una bambina vivono in Italia da 5 anni, certamente frequenteranno la scuola dell’obbligo.

Il modo in cui si affronta il tema dei diritti degli stranieri e della cittadinanza ha avuto, e continuerà ad avere, un peso decisivo nell’orientare l’opinione pubblica.

Se la politica rinuncia al suo ruolo educativo, pedagogico, diventa solo gestione del potere. In politica, ogni parola, ogni atto, deve indicare una direzione, un campo di scelte ideali. La destra, da sempre, e in questi ultimi anni in maniera molto efficace, l’ha capito e usa ogni strumento per conquistare spazi e consenso.

Le forze democratiche e di sinistra faticano a trovare un terreno identitario dal quale partire per indicare una direzione chiara e condivisa, e spesso si affannano a rincorrere le destre sul loro campo, o scelgono il silenzio. Il risultato è il disastro politico e l’arretramento culturale che è davanti agli occhi di tutti.

Le associazioni hanno avanzato, oramai da anni, una proposta contenuta nella legge d’iniziativa popolare de L’Italia sono anch’io, oggi ripresentata alla Camera dall’on Boldrini. Una proposta che prevede una riforma complessiva della legge n.91/92. Pensavamo e pensiamo ancora che sia necessario e urgente intervenire per sottrarre alla discrezionalità dell’amministrazione pubblica l’accesso alla cittadinanza sia per i minorenni che per gli adulti. Siamo anche consapevoli che in Parlamento si debba ricercare una mediazione. Ciò che non è accettabile è che la mediazione contenga un “dovere in più” per gli stranieri, alimentando così luoghi comuni e razzismo nei loro confronti.

La riforma della cittadinanza è una battaglia di civiltà e noi intendiamo continuare a farla a fianco dei giovani di origine straniera. Il 18 dicembre, giornata internazionale per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, saremo in piazza con la rete Saltamuri, la campagna Io Accolgo e Italianisenzacittadinanza. Sarà un nuovo inizio. E non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto l’obiettivo di cambiare questa brutta legge.