Nuovo governo, “abolire i decreti sicurezza. Al Viminale cambi la comunicazione”

Ritorno al sistema Sprar, salvataggi in mare e permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sono questi gli obiettivi di breve periodo che un ipotetico “governo di discontinuità” (Zingaretti docet) dovrebbe darsi sull’immigrazione. Lo dice a Redattore sociale Filippo Miraglia, coordinatore nazionale di Arci per le politiche migratorie. Un ritorno al pre-Salvini e pre-Minniti per Miraglia è la base di partenza su cui innestare qualsiasi discussione futura.

Non sono per nulla ottimista – dichiara – ma bisogna sperare che al ministero dell’Interno ci vada una persona di segno completamente opposto a Salvini e anche a Minniti, che ha varato i codici di condotta per le ong, la Minniti-Orlando e gli accordi con la Libia, facendo danni sul piano politico e culturale”. “In quel dicastero ci deve essere discontinuità a partire dalla comunicazione pubblica verso l’esterno”. Nelle ore della trattativa finale fra Pd e Cinque Stelle per chi si occupa di immigrazione è cruciale ribadire che “vanno aboliti per legge i due decreti sicurezza in particolare alcune norme totalmente anticostituzionali e con un sapore di ‘cattivismo’ come quelle relative al salvataggio in mare.  Va ripristinata al più presto la protezione umanitaria cancellata dal primo decreto Sicurezza e sul piano materiale dell’accoglienza è centrale il ripristino dello Sprar nei comuni, abbandonando la linea dei grandi centri e della privatizzazione dell’accoglienza”.

Anche fra addetti ai lavori che condividono opinioni e linee politiche generali si discute su quali sono le vere priorità. “Agitare come bandiera la cancellazione dei decreti Salvini – ha scritto il giornalista e attivista Paolo Hutter su Il Fatto Quotidiano – rischia di essere controproducente se devia ancora una volta l’attenzione dalle vere soluzioni”. “Il punto vero non è il feticcio dei decreti o della abrogazione dei decreti, ma avere un ministro che non faccia solo propaganda e che lavori per ottenere quel coordinamento con altri governo europei che è già perfettamente possibile nei fatti per smistare chi arriva dal mare”. Come anche, dice Hutter, “un’iniziativa per evacuare dalla Libia i profughi che rischiano la vita”, mentre sui permessi di soggiorno e le norme del primo decreto “la soluzione non è quella di tornare alla situazione precedente” dove il richiedente asilo vive comunque “nell’ansia precaria di imbattersi in una Commissione e poi un giudice più o meno orientato e di trovarsi senza documenti” ma invece “introdurre il permesso di soggiorno per comprovata integrazione previsto dal progetto di legge ‘Ero Straniero‘”. Un modo per “aprire le porte alla regolarizzazione e intanto incentivare allo studio e al lavoro tutti i giovani che sono arrivati in Italia. E di aprirgli, con la riforma del trattato di Dublino le porte di una regolarizzazione in altri Paesi Ue dove di fatto già vanno ma fino ad oggi possono solo lavorare in nero”. “Costringere i pentastellati – chiude l’attivista – a rimangiarsi un decreto votato di malavoglia appaga forse le nostre simbologie politiche ma potrebbe addirittura allontanarci dai veri problemi”.

Quanto realmente di “malavoglia” siano stati votati i decreti sicurezza dal Movimento Cinque Stelle è però oggetto di discussione visto che nella comunicazione pubblica i grillini hanno spesso rivendicato la paternità di norme e azioni, come le multe da 150 mila euro e più per le ong che tentato di sbarcare in Italia i migranti salvati, oltre alla definizione di “taxi del mare” che per primi si sono intestati fra i partiti. Inoltre, i rumors di queste ore intense di trattative romane danno Lugi Di Maio intenzionato a prendersi la poltrona del Viminale in un ipotetico Conte-bis. Una mossa che potrebbe servire proprio a blindare i decreti sicurezza senza sconfessare i 14 mesi con l’alleato leghista.
Le considerazioni di Paolo Hutter sulla parziale “inutilità” di fare ora una battaglia dirimente sui decreti sicurezza partono dal presupposto che già oggi la magistratura ordinaria non applica le parti più aspre dei due decreti Salvini: sui soccorsi nel Mediterraneo in due occasioni su due li ha sconfessati, oltre a numerose sentenze, ordinanze e giurisprudenza consolidata che rimandano alla centralità dei trattati internazionali e all’obbligo del soccorso. Idem sulla residenza anagrafica negata ai richiedenti asilo. Mentre sono numerosi i giuristi che confidano nell’azione futura della Corte costituzionale riguardo al ripristino della protezione umanitaria a completamento dell’articolo 10 della Carta, proprio come quando il permesso di soggiorno per motivi umanitari venne introdotto nel Testo unico immigrazione. Peraltro su alcuni aspetti più marginali dei decreti Salvini – come per esempio i maggiori poteri ai prefetti per sciogliere i comuni anche in assenza di infiltrazioni mafiose – proprio la Consulta si è già pronunciata bocciando alcuni articoli sollevati nei ricorsi presentati dalle Regioni.

Per Filippo Miraglia, tuttavia, fermarsi al piano giudiziario è limitante. “È vero che le regole sul salvataggio in mare per ora sono state sconfessate dia magistrati che si sono rifatti ai trattati internazionali, ma la questione è del segno politico e culturale di alcune scelte va dato subito abolendo i due decreti sicurezza, la Bossi-Fini e la Minniti-Orlando visto che si parla di discontinuità”. “Ci sono poi questioni concrete – prosegue il responsabile Arci per le politiche migratorie -. La protezione umanitaria in realtà copriva una fascia di condizioni molto ampia, compresi i motivi di comprovata integrazione che invece è la proposta della campagna ‘Ero Straniero’ che noi sosteniamo, ma anche altre fattispecie che rientrano nella condizione dei richiedenti asilo che arrivano via mare dalla Libia. Non c’è nessuna ragione per attendere l’introduzione della fattispecie nuova senza riavere i motivi umanitari che hanno alla spalle 20 anni di giurisprudenza, mentre il nuovo strumento avrebbe bisogno di tempo e prassi per consolidarsi”.

Sui migranti irregolari e i senza documenti, in assenza di risposte politiche forti a livello nazionale e comunitario, come i decreti flusso e le vie legali di ingresso nel Vecchio continente per chi proviene da alcune aree del mondo, la risposta di Arci è quella della “regolarizzazione ad personam – chiude Miraglia –. Se una persona entra irregolarmente per motivi diversi dal lavoro e trova qualcuno che lo assume, può ottenere un permesso di soggiorno dimostrando di soddisfare le condizioni per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro”.