Siria: la legge del più forte la fa da padrona

1285 feriti e 287 morti in due giorni e mezzo, come riporta Medici Senza Frontiere; 350.000 persone intrappolate nell’enclave in mano all’opposizione; uso da parte del governo siriano di armi chimiche, come denuncia Amnesty International; ospedali distrutti, assenza di medicinali, persone che vivono da giorni in seminterrati in condizioni igieniche precarie.

Sono solo alcuni numeri della situazione nell’area del Ghouta, estrema periferia della capitale siriana Damasco.

A 7 anni dall’inizio del conflitto la strage continua: la Turchia, che fa parte della NATO, attacca ad Afrin i curdi dello YPG alleati degli Usa; gli americani da una parte contro i lealisti, dall’altra invitano la Turchia alla “moderazione” ad Afrin; Assad contro l’opposizione a Damasco, mentre nel Nord cerca di cacciare i turchi; la Russia che sostiene Assad, ma “ascolta” Erdogan. E poi l’Iran, Israele e l’Arabia Saudita.

Ormai è un tutti contro tutti, con alleanze in continua evoluzione a seconda degli interessi specifici nelle diverse aree del Paese. Venuto meno l’ISIS come nemico comune, sono crollati gli argini delle finte coalizioni e ogni forza in campo si concentra esplicitamente sui propri interessi e sui propri nemici.

A che prezzo? La vita di migliaia di donne, uomini e bambini intrappolati tra le macerie di città distrutte, sotto bombardamenti incessanti, terrorizzati, affamati, devastati.

E la comunità internazionale che fa? “Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità” verrebbe da dire. L’ONU si limita a constatare che “la situazione umanitaria dei civili nel Ghouta orientale è sempre più fuori controllo”. Le Nazioni Unite e l’UE, gli stati e i governi, a cominciare dal nostro, sembrano fare solo da spettatori. Si è smarrita la dimensione internazionale del diritto: la legge del più forte la fa da padrona.