I morti aumentano e il Ministro gongola

Il Ministro Minniti si vanta di aver ridotto i flussi del 90% a febbraio 2018 rispetto all’anno precedente, ma in realtà, se consideriamo i numeri dall’inizio dell’anno, come farebbe un qualsiasi studente di statistica (febbraio non è ancora finito!), in Europa si registra una diminuzione del 23% degli arrivi (arrivi in Europa gennaio/febbraio 2017: 11501; gennaio/febbraio 2018: 8807 – dati OIM) e in Italia del 48% (10.069 arrivi nel gennaio/febbraio 2017, 5217 gennaio/febbraio 2018 – dati Ministero dell’Interno).

Ma il dato più significativo, che il Ministro consapevolmente omette, è quello relativo alle persone scomparse nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, rimasto pressoché invariato: 468 nel gennaio/febbraio 2017 e 411 nello stesso periodo del 2018 (dati OIM). Rapportato al numero di arrivi, quindi, il tasso di mortalità risulta in crescita: nel 2018 è del 4,6%, contro il 4% per lo stesso periodo del 2017.

Senza contare le 2039 persone respinte in Libia (dati UNHCR al 9 febbraio e destinato a crescere), usando la guardia costiera libica per non incorrere nel divieto di refoulement, sapendo che verranno torturate, violentate e uccise. Ma evidentemente al Ministro non importa che fine fanno le persone: basta respingerle e abbassare le statistiche (se sommiamo agli 8807 arrivi in Europa i 2039 respinti arriviamo quasi allo stesso numero del 2017: un risultato quindi ottenuto solo attraverso un’azione moralmente illegale). Peccato che non sono numeri.

Sottrarre argomenti alla destra, lisciando il pelo al rancore diffuso, si è dimostrato un atteggiamento fallimentare che aumenta lo spazio e il consenso delle forze xenofobe e razziste. Il Ministro farebbe meglio a smettere i panni dello sceriffo e a cominciare a ragionare nell’interesse del Paese, mettendo al primo posto le persone, non il risultato elettorale e la sua carriera personale.