Immigrazione: una questione cruciale

Quando tra qualche decennio si parlerà del XXI secolo lo si ricorderà come il secolo delle grandi migrazioni, indotte da guerre, cambiamenti climatici, spoliazione delle risorse di interi continenti e popoli, ma anche delle stragi di migranti, migliaia e migliaia di morti di frontiera consumate nell’indifferenza di gran parte dei governi del pianeta.

In queste ore, in Germania, la cancelliera Merkel sta ancora cercando di formare un governo, questa volta con l’apporto dei socialdemocratici. La cosiddetta ‘Coalizione Jamaica‘, su cui aveva inizialmente puntato, è andata a sbattere sul problema della gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza dei rifugiati. I liberali avevano infatti chiesto che venisse fissata una quota annuale massima di 200mila richiedenti asilo (in Italia non ci siamo mai arrivati!) e di rimandare indietro le famiglie siriane, e non solo, quando il conflitto in Siria sarà finito.

E’ormai chiaro che in tutto l’occidente, e non solo, l’immigrazione è diventata una delle questioni principali, su cui si dividono partiti e opinione pubblica, e sul cui uso spregiudicato si costruiscono fortune elettorali e carriere politiche.

In tutta Europa soffia forte un vento di destra. Una destra che apertamente s’ispira al fascismo e al nazismo, attualizzando vecchi razzismi, come quello contro gli ebrei, e alimentandone di nuovi, contro i musulmani, gli stranieri, i profughi.

La destra è riuscita a imporre la sua egemonia culturale, in assenza di avversari all’altezza della sfida, anche per la mancata o tardiva consapevolezza delle forze democratiche di quale fosse la posta in gioco.

La sinistra moderata e governativa in questi anni ha per lo più prodotto strumenti e politiche contro i migranti, inseguendo le destre e consolidandone il protagonismo; quella più radicale, sinceramente antirazzista, non sembra aver capito la centralità della questione. L’immigrazione, la libertà di circolazione, l’antirazzismo, sono considerati argomenti importanti, ma non prioritari e, troppo spesso, vengono delegati agli specialisti, alle organizzazioni sociali e a quelle per i diritti umani.

Prima c’è sempre qualcos’altro di più importante. Il lavoro, l’ambiente, la precarietà e il modello di sviluppo, le diseguaglianze e la lotta alla povertà, la scuola e la ricerca sono tutte questioni giustamente considerate centrali nella definizione dell’identità politica ed elettorale di una formazione di sinistra.

Tuttavia bisognerebbe prendere atto che nelle periferie delle grandi aree urbane, così come nell’ampia provincia italiana, il grande consenso delle forze populiste, della destra xenofoba e persino neonazista, è spesso legato proprio al tema dell’immigrazione. Una grande questione politico culturale, usata cinicamente  nella battaglia per il consenso, utilizzata anche come arma di distrazione di massa, con la quale comunque bisogna fare i conti. Un tema così rilevante che dalla Brexit, alle campagne elettorali nei diversi Paesi dell’UE, allo scontro tra i governi europei, ai summit internazionali, come quello recente di Abdjan, al dibattito alle Nazioni Unite – come dimostra la recente decisione voluta da Trump – è sempre al centro delle scelte che determinano gli schieramenti e l’identità dell’occidente e non solo.

Dare maggiore importanza ad altri temi, che sicuramente incidono più direttamente nella vita delle persone e delle comunità, non basta a convincere chi più ha patito gli effetti delle politiche neoliberiste che il loro nemico non è il rifugiato, lo straniero, ma le scelte fatte dai governi. Bisogna con uguale determinazione affrontare senza timori, nel dibattito pubblico, il veleno che è stato diffuso a piene mani, smontare la teoria del nemico, fare una battaglia esplicita e diffusa contro il razzismo e i razzisti.

Schierarsi dalla parte dei diritti dei migranti, dei rifugiati deve essere un tratto identitario forte di una forza, come quella nata domenica a Roma, che vuole parlare ai precari, ai disoccupati, ai nuovi poveri.

Senza questa scelta esplicita, la prossima campagna elettorale, già aperta da mesi, ma che si appresta ad avere in questi giorni un’accelerazione, rischia di lasciare uno sconfinato campo libero ai discorsi e all’iniziativa elettorale delle destre xenofobe e non solo. È già tardi e lo si capisce anche dallo spazio sempre più ampio che i predicatori d’odio stanno conquistando nel dibattito pubblico e nei media mainstream.

Ma si può correre ai ripari e limitare i danni, provando a riconquistare in parte l’elettorato deluso, provando a ricostruire un sentimento di appartenenza, una nuova motivazione nella tutela degli interessi delle persone che oggi sono le vittime principali del modello di sviluppo diseguale.